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Gennaio 2005 RIETI – UN ANNO DENTRO IL CANILE. |
| VOLETE SAPERE TUTTA LA VERITA’ O SOLO CIO’ CHE FA COMODO A QUALCUNO? |
Finora abbiamo assistito come spettatori alle molte chiacchiere su questo posto, in realtà impegnati in ben altro tipo di problemi, ma è arrivato il momento di raccontare la nostra versione.
Questo nostro scritto è rivolto principalmente a chi, per problemi oggettivi quali la distanza, o per pigrizia (perché andare a vedere con i propri occhi è troppo faticoso), non può venire sul posto ma vuole davvero capire la situazione.
Abbiamo cercato di riassumere, ma è un racconto comunque molto lungo.
PER LORO, PER I CANI RINCHIUSI QUI DENTRO, VI PREGHIAMO DI NON STANCARVI E DI ARRIVARE FINO IN FONDO.
Non accontentatevi delle storie a metà che finora vi sono state raccontate.
Nessuna presunzione: è solo il racconto di due persone, forse le uniche, e ve lo diciamo con cognizione di causa, a non avere alcun interesse in questa vicenda.
Una premessa doverosa, la solita, che è meglio “rispolverare” ogni tanto, soprattutto quando molti dimostrano di aver dimenticato...
Il canile di Rieti (L’UNICO CANILE DI TUTTA LA PROVINCIA), di proprietà privata, nasce circa 15 anni fa. Nasce e cresce. Si moltiplicano senza una logica apparente le lamiere, le lastre di eternit, le reti, le tavole, le pedane, i pannelli, le porte, le finestre, le verande, la plastica, il cemento, i pezzi di roulottes e di prefabbricati... e insieme a loro si moltiplicano i cani.
Si moltiplicano e lentamente marciscono... tutti insieme. Quindici anni sono la vita di un cane. La vita di cui a nessuno importa: il problema è risolto! C’è un buco nero che li accoglie tutti e pulisce la faccia di una provincia per bene. Non serve sapere dove si trova o come arrivarci: nessuno vedrà più o sentirà più parlare di queste anime vaganti e fastidiose.
Cercare oggi le responsabilità o i motivi dell’esistenza di quel posto è davvero impossibile: ci si perde in meandri in cui si mischiano sicuramente potere, indifferenza, ignoranza, soldi, follia e chissà che altro... cose più grandi di noi e di cui non riusciremo mai a venire a capo.
Ma è importante, DAVVERO IMPORTANTE non dimenticare che questo canile non è nato dal nulla, che è stato creato da qualcuno, che è esistito, che esisteva nel 2003 quando è stato venduto a qualcun’altro e che adesso non esiste quasi più. O meglio, non esiste più in quella forma, rimasta cristallizzata per anni.
Prescindere dalla storia di questo posto significa non riuscire ad avere la percezione completa della realtà, già abbastanza complessa e già troppo facilmente manipolabile con abili giochi di parole, soprattutto in questo mondo virtuale. Qui nulla è realmente come sembra e dopo un anno, pur avendo ormai un quadro piuttosto chiaro della situazione nelle sue linee essenziali, siamo sicuri che molti particolari e molti segreti, molti accordi più o meno velati, vecchi e nuovi, debbano ancora venire a galla.
Detto questo concedeteci un’altra premessa. Siamo due persone che da anni si occupano di animali in difficoltà, che lo fanno a proprie spese, che insieme hanno una famiglia di 113 cani ad oggi, che non avrebbero mai pensato di doversi addentrare nei meccanismi perversi di un canile qualunque, che da un anno si sono sentiti in dovere di occuparsi del canile di Rieti (esattamente dal 15 gennaio 2004, giorno in cui Betty per la prima volta ha messo piede in questo inferno fino ad allora sconosciuto), che non hanno fatto patti (al contrario di altri) con nessuno dei vari “diavoli” che vi ruotano intorno, che non devono compiacere nessuno perché non hanno “amici” comodi in questo contesto, che non si riconoscono nelle correnti definizioni quali “volontari” o “salvatori” o “animalisti” di cui troppo spesso si abusa e che credono, senza retorica, nel diritto alla libertà e alla dignità per tutti... due persone che in questa storia stanno unicamente DALLA PARTE DEI CANI.
Abbiamo fatto una scelta a monte: quella di non accontentarci di portare fuori da lì più disperati possibile, ma quella di arrivare a garantire prima di tutto dignità a coloro che in quel canile saranno costretti a passare tutta la loro vita.
Qualcuno può tentare di contestarci le morti, l’abbandono, la disperazione, l’umiliazione che quelle vittime hanno dovuto subire e che, vi assicuriamo, abbiamo subito anche noi in questi lunghi mesi, con quegli occhi che ci hanno accompagnati e ci accompagnano in ogni minuto, anche fuori dal canile. Non crediamo di dover dimostrare nulla né di dover dare altre spiegazioni: chi siamo, ciò che facciamo e le nostre motivazioni sono sulle pagine del nostro sito.
Ciò che ci portiamo nel cuore e nell’anima è affare nostro.
Ed ora... la nostra versione dei fatti.
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| LA NOSTRA PRESENZA IN CANILE |
Quando parliamo di “presenza”, parliamo di presenza vera. Non di toccate e fughe, non di sbirciatine fuori dal cancello, non di immagini rubate dalla collina soprastante, non di indignazione derivata unicamente da voci e passaparola.
Vi preghiamo di tener presente che abbiamo le nostre famigliole pelose da accudire, che Ezio abita a 300 km. da Rieti e che, come tutti i comuni mortali, dobbiamo anche lavorare per mantenere i nostri ospiti. Ma questa è una faccenda che ci ha letteralmente risucchiati e siamo riusciti ad organizzare le nostre vite in modo da essere regolarmente presenti sul posto.
Betty ha cominciato ad andare in canile, anche due volte a settimana, a partire dal 15 gennaio 2004. Ezio, messo al corrente della situazione e avendo dato la sua disponibilità ad accogliere nel Rifugio almeno una ventina di cani provenienti da qui, è entrato in canile per la prima volta il 31 maggio per accertarsi personalmente di quali fossero le reali emergenze, dopo aver ricevuto da altre persone alcune segnalazioni di cani che in quel contesto non erano affatto definibili “emergenze”.
Da quel momento abbiamo continuato a recarci in canile ogni settimana. Ci è capitato di fare di tutto: scegliere i nuovi ospiti per il Rifugio, curare i cani (che effettivamente non vengono curati da nessuno, ma approfondiremo oltre questo argomento), prelevare obbligatoriamente cani che rischiavano la pelle (e che in altre situazioni non avremmo mai portato al Rifugio), pulire i box, spostare i cani in collocazioni meno drammatiche, aggiustare porte e reti, trovare cani in fin di vita (che NESSUNO, a parte gli operai, si prende la briga di “cercare”) o già morti per varie cause.
Non avremmo mai pensato di dover arrivare a questo punto, mai di dover stare “dentro” ad un canile. Volevamo solo portare “fuori” i cani, a casa, con la serenità di poter scegliere coloro che non voleva nessuno.
Gli eventi non ce l’hanno permesso.
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| ACCESSIBILITA’ E ALTRE PRESENZE IN CANILE |
Nella prima telefonata tra Betty e l’attuale proprietario (parliamo sempre di gennaio 2004) lui ha affermato che non avrebbe fatto entrare volontari o altre persone in canile fino alla realizzazione della nuova struttura, perché la struttura fatiscente (da lui GIA’ acquistata così) era fonte di innumerevoli pericoli. VERO. I corridoi del canile erano pieni di tavole e chiodi sporgenti, lastre di eternit frantumate, pezzi di plastica in bilico. Voi, quanto noi, sapete perfettamente delle manie di esaltazione e di allarmismo spicciolo di molta gente. Oltre a questo tipo di persone, immaginate una normale famigliola che vuole entrare in un canile come questo magari con dei bimbi per scegliere il cagnolino da portarsi a casa.
Immaginate il bimbo, l’animalista esaltato o anche una semplice persona non abituata ad avere un certo tipo di “incidenti” o chi vi pare, mettere un piede su un chiodo arrugginito e ferirsi. In una situazione del genere avreste aperto i cancelli a chiunque? Noi no.
Razionalmente il ragionamento del proprietario è stato questo: il canile attualmente è una trappola infernale per chiunque, ho presentato un progetto per buttare giù tutto e fare una nuova struttura a norma, nell’arco di due mesi posso cominciare e finire i lavori, qualche esaltato che non si rende conto della situazione può fare una denuncia e tra indagini o sequestro si blocca la ristrutturazione, la gente ha aspettato 15 anni, perché non può aspettare altri due mesi senza rischiare o farmi rischiare l’osso del collo? Non fa una piega. Oltretutto questo desiderio di entrare in canile, MAI manifestato prima da nessuno, è stato sicuramente inaspettato.
C’è anche da tenere presente che questa è una proprietà privata e che, buono o cattivo che sia il proprietario, si deve chiedere il permesso di entrare. Possiamo assicurarvi che ogni volta che abbiamo chiesto il permesso, siamo entrati.
Sul cancello c’è sempre stato un cartello con il numero del proprietario per poter prendere appuntamento per andare a vedere i cani. Sugli appuntamenti c’è sempre stata da una parte una sorta di reticenza del proprietario che, ovviamente sceglieva il giorno che faceva comodo a lui, dall’altra la poca pazienza dei potenziali “adottanti” che ovviamente non erano disposti a tornare sul posto una seconda volta.
Sia ben chiaro: NESSUNA GIUSTIFICAZIONE PER LE COMPLICAZIONI A CUI UNO DEVE ANDARE INCONTRO PER POTER ADOTTARE UN CANE, ma se una persona è davvero intenzionata, beh... dal nostro punto di vista, non si arrende per così poco.
La gente si è spesso presentata direttamente davanti ai cancelli del canile: quasi sempre i cani venivano portati fuori dagli operai per essere mostrati e diverse volte le persone sono andate via con il loro cagnolino.
Il non poter varcare il cancello non significava non poter vedere o adottare un cane.
C’è anche questo da dire: quanti abitanti della provincia di Rieti pensate avessero tutta questa voglia di adottare un cane??? Per i cani dati in affidamento dal gennaio 2004 ad oggi, i numeri parlano da soli... Con pochissime eccezioni, sono stati tutti adottati in altre città d’Italia ed agli affidatari il cane veniva (e viene) portato direttamente a casa.
Passiamo a volontari, animalisti e quant’altro, noi compresi: parliamo solo di persone che abbiamo conosciuto e sempre a partire da gennaio 2004, e le citiamo solo per chiarire qualche incongruenza. Ciò non toglie che altre persone, di cui ignoriamo l’esistenza, in precedenza o in contemporanea alla nostra presenza, si siano sempre adoperate per le adozioni dei cani.
Vero è che se altre persone, oltre a quelle elencate in seguito, fossero entrate almeno una volta in canile, ne avremmo prima o poi avuto notizia.
Inizialmente la prassi, per tutti, era questa: arrivavi al canile, telefonavi al proprietario avvertendolo che eri lì e lui ti dava il permesso di entrare. Sempre.
Il non voler chiamare il proprietario, pretendendo di entrare secondo i propri comodi, perché ci si sente al di sopra di tutto, non autorizza nessuno a dire che l’ingresso è vietato: è solo un banalissimo segno di maleducazione se non del solito delirio di onnipotenza.
Da un certo punto in poi, quando sono iniziati i dissidi tra asl e proprietario per le competenze in merito alla cura dei cani (non siamo certi, ma sicuramente dopo l’estate), il proprietario richiedeva il permesso rilasciato dalla asl per l’ingresso in canile. Nessuna difficoltà: si andava alla asl che prontamente rilasciava il permesso e si entrava, come sempre, in canile.
A gennaio Betty viene a conoscenza dell’esistenza di un gruppo di signore reatine che si adopera per far adottare i cani presenti al canile sanitario. Piccola parentesi: il canile sanitario è il posto in cui i cani vengono portati subito dopo l’accalappiamento. Dopo la sterilizzazione delle femmine ed un periodo variabile in base al sovraffollamento delle gabbie, i cani venivano portati nel canile “ufficiale”. “Venivano” perché da alcuni mesi, vista la situazione ed i lavori in corso, nel canile di Rieti non sono più entrati cani.
Saputo che Betty andava regolarmente in canile, una di queste signore con cui nel frattempo era entrata in contatto, comincia a chiederle informazioni sui cani presenti e adottabili dicendo testualmente che lei in canile non ci va perché si sente male.
A marzo entra per la prima volta in canile una volontaria, con cui abbiamo (purtroppo) collaborato in quel periodo, che tuttora ha accesso alle strutture e insieme a lei, non ricordiamo se da subito o successivamente, entra in canile una signora sua amica.
Una ragazza del posto si è sempre adoperata per le adozioni, entrando e portando persone, probabilmente anche prima che noi sentissimo parlare del canile.
Inoltre l’ex-proprietaria del canile ha sempre avuto accesso al canile.
Ed ecco l’incongruenza... nelle righe precedenti parliamo di almeno 6 persone, noi compresi, che nell’ultimo anno sono entrate più volte in canile per prelevare, adottare o far adottare cani. SULLA BASE DI QUALI INFORMAZIONI QUALCUNO AFFERMA CHE NESSUNO, TRANNE GLI OPERAI, O CHE UNA SOLA PERSONA PUO’ ENTRARE IN QUESTO CANILE?
Non siamo dei miracolati o dei super-eroi: chiunque abbia avuto DAVVERO intenzione di entrare nel canile di Rieti, l’ha sempre fatto.
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| LE CONDIZIONI DEI CANI |
Betty ha deciso di andare a vedere il canile di Rieti, dopo averne sentito parlare male, con tutte le intenzioni di far scoppiare un casino. Arrivata lì senza alcun preavviso alla fine del turno di lavoro degli operai, verso le due del pomeriggio, ha avuto un attimo di disorientamento: la percezione di un forte contrasto tra l’assurda fatiscenza delle strutture e la pulizia perfetta dei box unita al silenzio dei cani, evidentemente già nutriti e con acqua limpida nei secchi.
Purtroppo il lato psicologico della detenzione dei cani, in questo posto, diventa assurdamente il problema minore. Questo posto ha avuto e continua ad avere carenze tali da costringerti a pensare che, al momento, l’importante è che riescano a sopravvivere dignitosamente... al diritto di fare una corsa in un prato potremo pensarci dopo... immaginate quale può essere stata la situazione se proprio noi, che al di sopra di tutto vogliamo la libertà per i nostri cani, siamo arrivati a tanto.
Le condizioni igieniche del canile si mantengono dignitose più o meno fino alla primavera, quando tre dei quattro operai presenti concludono improvvisamente il rapporto di lavoro (non entriamo nel merito delle motivazioni). Fino ad allora TUTTI i cani hanno cibo e acqua fresca tutti i giorni ed i box sono perfettamente puliti.
La situazione ovviamente precipita: lo capite da soli! E’ sufficiente che per un solo giorno un canile di oltre 700 cani venga lasciato a sé stesso (e comunque nelle mani di un solo operaio che riesce a non impazzire nell’angoscia di non riuscire a badare a tutti) e non è difficile immaginare ciò che può succedere...
Dopo qualche giorno arrivano due nuovi operai, evidentemente reperiti d’urgenza: e qui non possiamo fare a meno di esprimere la nostra opinione... Ovviamente inesperti, assolutamente non portati al contatto con gli animali, superficiali o sadici, questo non possiamo saperlo... Fatto sta che la situazione, invece che ristabilirsi, continua a degenerare: la sporcizia si accumula, le crocchette si mischiano agli escrementi, i cani vengono ammassati nei box senza alcun criterio, cominciano a sbranarsi, ad aggredirsi per evidenti incompatibilità o “semplicemente” a morire di fame perché il più forte non lascia spazio agli altri...
Finalmente questi due personaggi vengono allontanati, passano altri giorni e subentra una cooperativa di servizi alla quale il proprietario appalta la pulizia del canile.
Siamo di nuovo a tre operai: uno è l’operaio “storico”, che lavorava in canile già con la vecchia gestione, la memoria di questo posto, una persona dolcissima che ama i cani e li conosce UNO PER UNO, fonte indispensabile di informazioni per proporre un cane in adozione. Un altro è un ragazzo che si rivela anche lui una persona molto sensibile e amante degli animali. Loro sono gli unici operai presenti ancora oggi in canile. Loro sono le uniche due persone che non smetteremo mai di ringraziare e per le quali siamo disposti a schierarci.
Il terzo operaio all’inizio sembra volonteroso e affidabile, abbastanza ben predisposto verso i cani, ma ha usato i cani per manifestare le sue insoddisfazioni sul lavoro e, come rivalsa, ha fatto uno sciopero bianco per due settimane presenziando in canile senza fare nulla... anche qui potete immaginare cosa ha significato per i cani del “suo” settore vivere per due settimane senza che i box venissero puliti.
Dopo queste “altalene” gli operai, come dicevamo, sono rimasti in due: sono riusciti egregiamente, nei limiti di quanto umanamente possibile, ad organizzarsi in modo tale da occuparsi di tutto il canile... Ci preme sottolineare che in DUE si occupano di almeno 700 cani. Hanno ricevuto molte critiche, sono stati bersaglio di minacce e di disprezzo. Nessuno ha mai provato a mettersi nei loro panni: l’angoscia di non riuscire a badare a tutti, l’angoscia di arrivare la mattina in canile e trovare qualcuno morto o sbranato, l’angoscia di essere in due e di essere stati lasciati soli a sé stessi, senza mezzi, senza ascolto, senza aiuto, ogni giorno. Noi, come abbiamo detto, non finiremo mai di ringraziarli e speriamo che tutti si accorgano di quanto sono speciali.
Fondamentale è lo stato di salute in cui hanno versato i cani finora: sin da quando siamo entrati lì dentro il “fenomeno” più eclatante, ciò che saltava subito all’occhio, era la diffusione a tappeto della rogna. Qui c’è una precisazione importantissima da fare: molti cani mostravano evidentemente segni di malattia recente, ma INFINITI cani avevano ormai la PELLE DI CUOIO il che significa che non si trattava di settimane o mesi di “non cure”... Quei cani NON ERANO MAI STATI CURATI per la rogna, per TUTTI GLI ANNI in cui hanno vissuto là dentro.
Alle nostre richieste di spiegazioni sul perché ora, con la nuova gestione, non si cominciava a provvedere, ci è stato risposto da asl, proprietario e direttore sanitario che le strutture erano ormai talmente impregnate di batteri e parassiti da rendere inefficace qualsiasi trattamento (= soldi buttati...) e che, una volta realizzata la nuova struttura, in un ambiente nuovo e pulito, si sarebbe potuto cominciare ad effettuare terapie adeguate. Idem per infestazioni da vermi e zecche.
Spiegazione sicuramente ineccepibile fornita da veterinari. PER NOI COMUNQUE INACCETTABILE.
SICURAMENTE le strutture erano talmente impregnate, unte, marce (sempre quelle esistenti da oltre 10 anni!!!) da essere ricettacolo di batteri e parassiti, FORSE pasticche, iniezioni e spugnature sarebbero state utilizzate inutilmente perché i cani si sarebbero re-infestati in tempi brevissimi, forse... NOI CI ABBIAMO VOLUTO PROVARE LO STESSO. Da agosto a dicembre abbiamo trattato circa 80 cani per rogna, ovviamente a nostre spese... i risultati sono ancora visibili, per i sopravvissuti.
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| IL NUMERO DEI CANI |
Si è sempre parlato ufficialmente di circa 700 cani in canile, perché questo sembra essere il numero stabilito dall’autorizzazione sanitaria.
La realtà, nel gennaio 2004, era leggermente diversa.
Circa 700 erano i cani di proprietà dei vari Comuni (cioè cani per cui i Comuni pagano il mantenimento), REGOLARMENTE tatuati con il codice a loro assegnato.
Secondo quanto ci è stato riferito, e come abbiamo avuto occasione di accertare, in canile esistevano altri due “tipi” di cani, per il cui mantenimento provvedeva in precedenza, sembra a proprie spese, l’ex-proprietaria:
- cani con un tatuaggio ASL per i quali, sembra, la ASL appunto, fosse riuscita ad imporre un censimento negli anni ‘97-’98; cani, quindi, di proprietà dell’ex-proprietaria del canile, non a carico dei Comuni, che solo da quell’anno in poi sono stati in qualche modo censiti;
- cani senza tatuaggio, sfuggiti negli anni precedenti e successivi all’accertamento, definiti di proprietà dell’ex-proprietaria del canile e di diversa provenienza: nati e cresciuti in canile, trovati legati o abbandonati davanti ai cancelli, trovati per strada, ritenuti randagi e portati lì, ecc. ecc.
Al momento dell’acquisto quindi, il nuovo proprietario, si è trovato a dover gestire un numero di cani superiore a quanto previsto, per i quali non percepiva rette dai Comuni. Ci sono stati sicuramente degli accordi nel passaggio, ma le versioni sono così contrastanti che preferiamo lasciar scoprire ad altri quale sia la verità.
Ci preme sottolineare solo un fatto: nel momento in cui qualcuno è riuscito a “contare” sommariamente i cani presenti in canile (e vi assicuriamo che nella vecchia struttura era un’impresa disperata scovarli tutti), imporre, da parte delle istituzioni, un trasferimento in blocco di questi cani non regolari (presumibilmente circa 200) avrebbe significato autorizzare in fretta e furia la nascita di un posto simile e non esistendo ufficialmente un altro canile autorizzato in tutta la provincia sarebbe stato praticamente impossibile trovare qualcuno disposto ad accoglierli senza tra l’altro percepire soldi per il loro mantenimento poiché cani “di nessuno”; d’altra parte lasciarli lì significava per il nuovo proprietario una spesa che ovviamente non era disposto ad affrontare e per le istituzioni ampliare un’autorizzazione in presenza di strutture assolutamente inadeguate ad accogliere anche solo i “regolari”.
Abbiamo raggiunto tutti insieme (nuovo proprietario, vecchia proprietaria, asl, noi, altri volontari) un compromesso: il permesso di accedere liberamente al canile in cambio di promuovere, prima di ogni altra, l’adozione di questi cani. In questo modo, cioè nell’unico modo possibile per riparare ad una situazione creatasi negli anni precedenti, avremmo riportato alla “normalità” il numero dei cani presenti, senza costringere istituzioni e proprietari a prendere provvedimenti drastici per i quali, come al solito, ne avrebbero fatte le spese solo i cani. Ad oggi ci risulta che dei cani “di nessuno” ne siano rimasti solo una quindicina in canile (la certezza l’avremo solo nei prossimi giorni quando tutti i cani saranno stati trasferiti nella nuova struttura e FINALMENTE si riuscirà a capire esattamente QUANTI sono).
Moltissimi sono stati adottati e molti sappiamo essere comunque stati portati altrove dall’ex-proprietaria in collaborazione con le volontarie.
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| LA CURA DEI CANI |
Questo è l’arcano più scottante e misterioso, ad oggi rimasto ancora irrisolto...
Due premesse:
1) Sembra prassi comune (ma non espressamente normata) che nella maggior parte dei canili privati del Lazio (ma anche di altre regioni) le cure e la profilassi vengano effettuate dal proprietario della struttura tramite il suo direttore sanitario e che la asl abbia solo una funzione di controllo (e così sembra avvenisse con la precedente gestione del canile, salvo il fatto che la asl non sembra aver potuto mai esercitare questa funzione);
2) La Legge Regionale del Lazio (34/97) sfiora soltanto il problema dei canili privati senza disciplinarne precisamente il funzionamento. In alcuni articoli (nello specifico le competenze per la somministrazione di cure e profilassi) si parla di “strutture di cui alla presente legge”: le “finalità” della legge sembrano rivolte unicamente alla realizzazione e alla ristrutturazione di canili pubblici, mentre un solo articolo parla espressamente delle strutture private...
E qui sta l’inguacchio!!!
Premesso che le convenzioni stipulate dai vari Comuni con il canile non sembrano prevedere le cure per i cani, ma solo il loro mantenimento; premesso che il nuovo proprietario, con il supporto dei suoi legali, sostiene che la legge attribuisce ai servizi veterinari delle aziende USL la “cura e salute degli animali custoditi nelle strutture di cui alla presente legge” comprendendo pertanto in esse anche quelle private; premesso che il servizio veterinario ASL sembra aver posto il quesito su queste competenze direttamente alla Regione e cioè al legislatore che non ha ancora risposto... premesso tutto questo, nel frattempo NESSUNO cura i cani che aspettano solo di sapere di che morte morire.
Noi, per non saper né leggere né scrivere, dal 5 agosto, oltre a portare in clinica i casi più gravi (che poi regolarmente, quando sopravvivono, diventano ospiti del Rifugio...) ci rechiamo in canile ad effettuare le terapie di primo soccorso per curare rogna, infestazioni da zecche o parassiti, infezioni varie di tipo cutaneo o da morso, ecc. ecc. consapevoli del fatto che qualcuno potrebbe denunciarci per “abuso di professione” come ci è stato più volte ricordato. Siamo pronti anche a questo purché qualcuno prima o poi ci spieghi perché siamo costretti a fare cose che SICURAMENTE non competono a noi.
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| LA VITA DEI CANI |
Poche parole per un argomento terribile: oltre a tutto il resto, quando un cane riesce a scappare da un box o è uno tra i pochi eletti a poter uscire per sgranchirsi le zampe, pensa di correre incontro alla libertà e invece corre incontro alla morte.
Sembra che la cosa si sia verificata anche negli anni passati, ma mai con l’atrocità, la furia e l’accanimento degli ultimi mesi: qualcuno spara ai cani liberi ed ultimamente è entrato anche in canile sparando ai cani nei box... Ne sono morti a decine...
Sembra che il proprietario abbia fatto una serie di denunce, ma nessuna indagine viene aperta.
Lei è una dei pochi “fortunati”... ha perso “solo” la zampina invece della vita ed è la nostra nuova ospite.
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| LE ISTITUZIONI |
ASL – Dopo le turbolente “presentazioni” avvenute nel gennaio 2004 sullo stile “voi animalisti”, “voi esaltati”, ecc. ecc. abbiamo chiarito abbastanza in fretta le cose. La ASL ha sicuramente molte responsabilità in merito alla nascita ed alla sopravvivenza di questo canile per tutti questi anni ed in queste condizioni, ma anche qui bisogna analizzare a fondo la situazione per non incorrere in valutazioni veloci, indotte da poca o falsa informazione.
Nei lunghi anni della precedente gestione la ASL, o quanto meno i medici del servizio veterinario, sembrano non aver avuto alcun “potere” di interferenza: le poche volte in cui hanno provato ad obiettare, sono stati zittiti.
Su questo posto ha regnato il POTERE vero, quello inattaccabile, riservato a pochi.
Betty ricorda ancora brillare gli occhi del veterinario asl (e chi lo conosce sa bene che è un’espressione inimmaginabile su quel volto duro) quando finalmente gli è arrivato il materiale per poter cominciare a sterilizzare i cani e quando finalmente HA POTUTO COMINCIARE a sterilizzare le femmine prima di mandarle in canile, cosa che a quanto pare negli anni precedenti sfuggiva al suo controllo...
La ASL sembrava lo scoglio più duro in questa faccenda, ma dobbiamo ammettere che la maggior collaborazione e disponibilità nell’accorciare, dove possibile, le lentezze burocratiche soprattutto per le adozioni dei cani è venuta proprio da loro.
I COMUNI – Che dire se non ciò che tutti sanno? Per i Comuni i cani sono una spesa, una volta fatto l’impegno ed istituito un apposito capitolo in bilancio il problema scompare. Pochissimi Comuni della provincia conoscono la legge regionale 34/97 (alcuni ne ignorano proprio l’esistenza!!!) e l'art. 3 del D.P.R. 31.03.1979, i doveri a loro attribuiti riguardo alla tutela e al benessere degli animali, alla promozione delle adozioni dei cani... Alcuni Comuni hanno mostrato un minimo di sensibilità tentando di far affidare i cani ai concittadini, andando a controllare periodicamente lo stato dei loro cani in canile o scegliendo già da anni un altro canile fuori provincia, dove la spesa è un po’ maggiore, ma dove le condizioni dei cani sono di gran lunga migliori. Altri Comuni hanno risolto il “problema” a monte: chissà perché non hanno randagi!!! Ve lo diciamo noi? Talvolta “spariscono” (qui si dice che vengono pizzicati da una vipera) o intelligentemente “sconfinano” nel territorio di un altro Comune...
Resta comunque inspiegabile il fatto che il Comune di Rieti, i cui cani sono oltre la metà tra quelli detenuti, si sia “svegliato” solo ora e non abbia mai monitorato il canile nei lunghi anni precedenti... |
| LA STRUTTURA |
Durante uno dei primi contatti telefonici, il nuovo proprietario dice a Betty di aver presentato nel gennaio 2004 un progetto al Comune di Rieti per la realizzazione di una nuova struttura. Con tutta la buona volontà è difficile credere ad una cosa del genere, che è la “solita cosa” che il gestore di un canile dice ai volontari per farli stare buoni e calmi...
La vecchia struttura è OGGETTIVAMENTE ingestibile da una persona normale... una spirale infernale cresciuta anno dopo anno, non sapremmo in quale altro modo definirla. Box che si attorcigliano su sé stessi, cani nascosti in meandri introvabili e letteralmente murati vivi... allucinante. Continuiamo a ripetere che se noi ci fossimo trovati a dover gestire quel posto da un giorno all’altro, ci saremmo accorti dell’esistenza di almeno 200 cani solo dopo una settimana, sentendo la puzza dei cadaveri, perché erano talmente imboscati che l’occhio di una persona “normale” non li avrebbe mai trovati.
Ma perché dovremmo credergli? In fondo qualcuno è riuscito a gestire indisturbato quel posto per lunghi anni, perché lui non dovrebbe continuare nello stesso modo???
Passano un paio di mesi e alla domanda “A che punto è il progetto?” la risposta è questa: “E’ bloccato in Comune, la pratica non va avanti”.
Ihihihih... deduzione ovvia: ci stai provando, ma chi vuoi prendere in giro? Vedrai che è tutto un bluff!!!
Betty decide di recarsi in Comune per verificare la veridicità della affermazioni, quasi certa di sentirsi dire qualcosa del tipo “Progetto per il canile? Mai sentito!!!”.
E’ invece il progetto c’è eccome!!! Non solo!!! Facendo lo stesso mestiere e ben conoscendo le procedure, capisce subito di trovarsi in quello che è il tipico ingranaggio burocratico, attorcigliato su sé stesso quasi come le lamiere del canile!!! Ostruzionismo, pignoleria, indifferenza, una buona dose di presunzione... tutto ciò che serve a tenere una pratica bloccata per sempre, senza minimamente prendere in considerazione il problema “sociale” che un posto come il canile rappresenta. Nessuno del Comune, ovviamente, sembra essersi mai recato sul posto per vedere con i propri occhi lo “stile architettonico” della struttura esistente sul territorio da anni.
Per farla breve... dopo richieste di documentazione integrativa dilazionate nel tempo e nei mesi a seguire (sulla correttezza di questa procedura ci sarebbe qualcosa da ridire) e dopo pressioni di diversa provenienza, verso la fine di ottobre (cioè dopo 9 mesi dalla presentazione del progetto) il Comune rilascia il permesso di costruire!!! Non solo... dopo pochi giorni, visto che il canile è ormai diventato “un caso scomodo” per la faccia pulita di questa provincia, segue un’ordinanza che ingiunge di eseguire i lavori entro e non oltre 60 giorni.
E qui sono necessarie un paio di precisazioni. Chi ha un po’ di dimestichezza con i lavori edili sa che lavorare il cemento armato in inverno è una follia, soprattutto in una provincia in cui la neve fa la sua prima comparsa in novembre e le temperature scendono subito sotto zero, e che costruire una struttura del genere in 60 giorni è una scommessa perlomeno azzardata, con tutte le conseguenze che comunque si porta dietro un lavoro fatto obbligatoriamente di fretta e furia...
Beh... la scommessa è stata vinta: con una proroga di 25 giorni per il maltempo, il 18 gennaio 2005 la struttura, o quanto meno il lavoro grosso, è stata ultimata. Rimangono da fare alcuni massetti e la chiusura superiore di una parte dei box (dai quali ovviamente i cani scappano ancora...), ma ESISTE.
Con questo non vogliamo santificare nessuno, tanto meno una persona che ha sicuramente molte responsabilità nella gestione disorganizzata e superficiale di questo canile nell’ultimo anno e noi che non siamo imprenditori, ma solo persone che hanno a cuore il benessere degli animali, non possiamo accettare come giustificazione l’enorme spesa affrontata per costruire la nuova struttura, a discapito di un risparmio sulla manodopera e sui materiali per la manutenzione della vecchia struttura in attesa di quella nuova. Ma ha mantenuto la promessa più importante, quella indispensabile per ripartire da zero e restituire la dignità ai cani e questo è un buon presupposto per le altre promesse che dovrà mantenere: in un anno di scartoffie ed in due mesi di lavori il nuovo canile è stato realizzato (lo sarebbe stato anche in meno tempo se non si fosse messa in mezzo la burocrazia) e non potete immaginare qual è la sensazione adesso nell’arrivare e non vedere più quelle catapecchie, nel non sentire più quell’odore ripugnante che ti rimaneva addosso per giorni, nel vedere finalmente i cani illuminati dalla luce del giorno. Sia ben chiaro: un canile è sempre un canile, cioè una galera, ma se aveste visto con i vostri occhi quello che c’era prima capireste perché ora riusciamo anche a sorridere vedendo box tutti uguali, arieggiati, con cani che ora hanno tutti la stessa possibilità di essere visti e “ben” 6 metri da percorrere nelle loro gabbie, quando prima c’erano cani costretti a rimanere immobili come il nostro Serse, che insieme alla sua compagna riempiva letteralmente il box in cui era collocato...
Un solo augurio: che il passato sia davvero PASSATO, MORTO E SEPOLTO; che ora nel canile di Rieti si possa cominciare a parlare di normalità, per quanto possa essere “normale” una detenzione forzata.
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| ASSOCIAZIONI PIU’ O MENO FAMOSE, VOLONTARI & CO. |
A tutti coloro che in questi ultimi mesi hanno gridato allo scandalo, alle associazioni che dicono di essere presenti sul territorio e di cui non abbiamo mai sentito parlare né abbiamo mai visto operare in provincia, ai volontari che scrivono sui giornali badando a mantenere il più assoluto anonimato, fornendo informazioni quantomeno inesatte se non del tutto distorte, rivolgiamo solo poche domande...
Dove eravate nei 13 anni precedenti al 2003? Nei 13 anni in cui questo canile è nato, cresciuto e marcito insieme ai cani rinchiusi? Nei 13 anni in cui questo pozzo senza fondo fatto di eternit ha ingoiato chissà quante centinaia di cani all’insaputa del mondo?
Possibile che solo adesso, nell’unico momento di cambiamento mai avvenuto in 15 anni, ci sia stato un “risveglio” di massa? Proprio voi, cittadini di questa provincia malata, associazioni dai nomi conosciuti con una presunta onorevole storia alle spalle, tutti voi che esistete, qui, da molto più tempo di noi, DOVE ERAVATE PRIMA???
Peccato non aver mai visto la calca affollarsi davanti al cancello del canile, con spintoni e strattoni per fare a gara a chi riesce ad entrare per primo. Peccato non esserci mai incontrati in canile, affondando nella melma e nella merda insieme ai cani e agli operai, così, tanto per scambiare due chiacchiere... Noi comunque ci siamo sempre... vi aspettiamo... e vi aspettano anche i cani.
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| E INFINE... DOMANDE A RUOTA LIBERA... |
- E’ curioso che solo nel momento in cui è stato realizzato ciò che nessuno credeva possibile, si stiano alzando tante voci... non sembra anche a voi? Prima il silenzio assoluto. Poi, quando i dubbi cominciavano a prendere forma, qualche borbottio sommesso. Infine denunce, minacce, rivendicazioni, rigorosamente anonime... proprio ora che le cose sono cambiate. Forse gli interessi di qualcuno cominciano davvero a vacillare? La speranza è sempre l’ultima a morire...
- Non trovate altrettanto curioso che ogni notizia diffusa su questo canile eviti ACCURATAMENTE di parlare della precedente gestione, accollando ogni responsabilità al nuovo proprietario, come se il canile fosse sorto dal nulla meno di un anno fa?
- Pensate davvero che ci siano tutti questi “salvatori” al mondo? Se fosse vero, allora doppio, triplo, quadruplo natale e doppi tripli, quadrupli regali, hurrà!!!
Continuiamo a sostenere che NESSUNO SALVA NESSUNO. Nello specifico, i cani si salvano da soli. Noi possiamo solo aiutarli ed offrire loro un’opportunità di cui nostri simili li hanno privati: portarli fuori da una gabbia in cui “noi” li abbiamo rinchiusi non è un salvataggio, è la restituzione di un diritto che “noi” abbiamo tolto. Chi crede il contrario è un esaltato, un folle o solo un presuntuoso.
- Tirare fuori un cane da un canile per portarlo in un posto identico in cui nella migliore delle ipotesi “soggiornerà” solo per breve tempo, nella peggiore delle ipotesi per tutto il resto della sua vita, ha un senso compiuto?
- Tirare fuori un cane da un canile sapendo che, se le cose non cambiano e non si agisce per cambiarle, gli altri 699 saranno condannati a rimanere lì per sempre nelle stesse condizioni in cui hanno vissuto per lunghi anni, è sufficiente?
- Parlare di cose che non si conoscono, magari ricamando e storpiando realtà già abbastanza tragiche, ergendosi a giudici, tentando di primeggiare nella scoperta di macabre atrocità, ma senza proporre alternative concrete e soprattutto senza VEDERE, serve a qualcuno e in questo caso specifico ai cani?
- E’ davvero così difficile mettere un attimo da parte sé stessi, scordarsi del proprio nome, delle proprie esigenze esistenziali che possono tranquillamente essere soddisfatte in altro modo, senza usare loro come mezzo, ed ascoltare i cani?
- E’ così difficile ammettere che per la prima volta in 15 anni, forse, stiamo arrivando alla normalità???
Siamo a disposizione per qualunque chiarimento... grazie se avete avuto la pazienza e la costanza di arrivare a leggere fino a qui.
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